Trasferimento ex Legge 104 per dipendenti Poste Italiane: nuova sentenza del Tribunale di Roma del 20/03/2026
Il dipendente di Poste Italiane S.p.A. che assiste un familiare con disabilità può chiedere il trasferimento presso una sede più vicina al domicilio della persona da assistere, ai sensi dell’art. 33, comma 5, della Legge 104/1992.
Tuttavia, non sempre la richiesta viene accolta. In molti casi il lavoratore riceve un diniego fondato su ragioni organizzative, accordi sindacali sulla mobilità, carenza di posti disponibili, saturazione dell’organico o presenza di altri familiari che potrebbero prestare assistenza.
Una recente sentenza del Tribunale di Roma del 20/03/2026 ha affrontato proprio una controversia tra un lavoratore e Poste Italiane S.p.A., offrendo indicazioni importanti per i dipendenti che si trovano in una situazione analoga.
Il Tribunale ha accolto il ricorso del lavoratore, riconoscendo il diritto al trasferimento presso una sede più vicina al familiare disabile da assistere e condannando Poste Italiane a disporre il trasferimento presso il Centro Distribuzione di Avellino o presso altra sede della provincia compatibile con le mansioni svolte.
Il caso: dipendente Poste Italiane e richiesta di trasferimento ex Legge 104
Il caso deciso dal Tribunale di Roma riguardava un dipendente di Poste Italiane S.p.A., impiegato come portalettere presso il Centro Distribuzione di Bolzano.
Il lavoratore aveva chiesto di essere trasferito presso Avellino, o comunque presso una sede più vicina al domicilio della madre, riconosciuta in situazione di handicap grave ai sensi dell’art. 3, comma 3, della Legge 104/1992.
Poste Italiane aveva negato il trasferimento richiamando, tra gli altri elementi, gli accordi sindacali sulla mobilità, la mancanza di una preferenza specifica per i titolari dei benefici della Legge 104, la presunta saturazione dell’organico nella provincia richiesta e la difficoltà di sostituire il lavoratore nella sede di provenienza.
Il Tribunale non ha condiviso questa impostazione e ha ritenuto il diniego non adeguatamente giustificato.
Hai ricevuto un diniego da Poste Italiane per il trasferimento con Legge 104?
Prima di considerare definitiva la risposta aziendale, può essere utile verificare se il diniego sia realmente motivato. Puoi inviare allo Studio la richiesta presentata, il provvedimento di rigetto, il verbale 104 e le comunicazioni aziendali per una prima analisi documentale.
Il diritto al trasferimento può essere esercitato anche durante il rapporto di lavoro
Uno dei primi principi affermati dalla sentenza riguarda il momento in cui può essere esercitato il diritto al trasferimento.
Il Tribunale di Roma ha ribadito che il diritto previsto dall’art. 33, comma 5, della Legge 104/1992 non riguarda soltanto la prima assegnazione della sede di lavoro, ma può essere fatto valere anche successivamente, nel corso del rapporto.
Questo aspetto è molto importante per i dipendenti di Poste Italiane: la necessità di assistere un familiare disabile può sorgere dopo l’assunzione, dopo l’assegnazione a una sede lontana o dopo il peggioramento delle condizioni del familiare.
In presenza dei presupposti di legge, il lavoratore può quindi chiedere l’avvicinamento alla sede più vicina al domicilio della persona da assistere.
Gli accordi di mobilità di Poste Italiane non possono limitare la Legge 104
Uno dei passaggi più rilevanti della decisione riguarda il rapporto tra la normativa primaria e gli accordi aziendali o sindacali sulla mobilità.
Secondo il Tribunale, il diritto del lavoratore caregiver trova fondamento direttamente nella Legge 104/1992. Gli accordi interni possono regolare le procedure di mobilità, ma non possono limitare o svuotare la tutela riconosciuta dalla legge.
“tali accordi possono migliorare le garanzie previste dall’art. 33, comma 5, ma non possono certo restringerne la portata sul piano soggettivo od oggettivo”
Questo significa che Poste Italiane non può respingere automaticamente la richiesta di trasferimento solo perché la procedura interna di mobilità non attribuisce una preferenza specifica al lavoratore che assiste un familiare disabile.
La regola aziendale non può prevalere sulla tutela prevista dalla legge, soprattutto quando vengono in rilievo esigenze di assistenza familiare collegate a una situazione di disabilità.
Il diniego deve essere concreto: non basta richiamare l’organico saturo
Il trasferimento ex Legge 104 non è un diritto assoluto, perché la norma prevede il limite dell’“ove possibile”. Tuttavia, questo limite non consente al datore di lavoro di negare la richiesta con motivazioni generiche.
Se Poste Italiane intende respingere l’istanza del lavoratore, deve dimostrare in modo specifico le ragioni che rendono impossibile l’accoglimento della domanda.
Non basta richiamare genericamente:
- esigenze organizzative;
- carenza di posti disponibili;
- saturazione dell’organico;
- difficoltà di gestione del personale;
- accordi sindacali o procedure interne di mobilità.
Il datore di lavoro deve provare concretamente che il trasferimento determinerebbe una lesione consistente delle proprie esigenze economiche, produttive o organizzative.
I contratti a termine non bastano a dimostrare l’eccedenza di personale
Uno degli aspetti più interessanti della sentenza riguarda la presenza di lavoratori assunti a tempo determinato nella sede richiesta.
Nel giudizio, Poste Italiane aveva sostenuto che l’organico fosse saturo o eccedentario anche in ragione della presenza di personale a termine.
Il Tribunale ha escluso che questo elemento sia, da solo, sufficiente a impedire il trasferimento del lavoratore caregiver.
“non costituisce prova dell’eccedentarietà del personale”
La scelta aziendale di utilizzare contratti a termine rientra certamente nell’organizzazione dell’impresa. Tuttavia, tale scelta non può automaticamente prevalere sul diritto rafforzato del lavoratore che assiste un familiare disabile.
Per questo motivo, se nella sede richiesta sono presenti lavoratori a tempo determinato, tale circostanza può diventare rilevante nella valutazione della legittimità del diniego.
La difficoltà di sostituire il lavoratore deve essere provata
Poste Italiane aveva richiamato anche la particolarità della sede di Bolzano, nella quale il lavoratore prestava servizio, evidenziando il possesso del patentino di bilinguismo italiano-tedesco.
Anche questa difesa non è stata ritenuta sufficiente.
Secondo il Tribunale, la difficoltà di sostituzione nella sede di provenienza può essere certamente valutata, ma deve essere dimostrata in modo puntuale.
Non basta una generica affermazione sulla maggiore difficoltà di reperire altro personale. Il datore di lavoro deve provare, con dati concreti, che il trasferimento richiesto comporterebbe un reale pregiudizio organizzativo non superabile con soluzioni alternative.
La presenza di altri familiari non esclude automaticamente il diritto
La sentenza conferma inoltre che, dopo le modifiche legislative intervenute sulla Legge 104, non sono più richiesti i requisiti della continuità e dell’esclusività assoluta dell’assistenza.
Ciò che conta è che il lavoratore presti effettivamente assistenza al familiare disabile.
La presenza di altri familiari non consente quindi di escludere automaticamente il diritto al trasferimento. Anche questo profilo deve essere valutato concretamente, senza automatismi.
FAQ sul trasferimento ex Legge 104 per dipendenti Poste Italiane
Poste Italiane può negare il trasferimento richiesto con Legge 104?
Sì, ma il diniego deve essere fondato su ragioni concrete e documentate. Non sono sufficienti motivazioni generiche o il semplice richiamo agli accordi interni di mobilità.
Gli accordi sindacali sulla mobilità possono prevalere sulla Legge 104?
No. Gli accordi interni possono disciplinare la mobilità aziendale, ma non possono restringere la tutela riconosciuta dall’art. 33, comma 5, della Legge 104/1992.
La presenza di lavoratori a termine nella sede richiesta può essere rilevante?
Sì. Secondo il Tribunale di Roma, la presenza di personale a termine non dimostra automaticamente l’eccedenza di organico e può essere valutata nel caso concreto.
Serve dimostrare che l’assistenza al familiare sia esclusiva?
No. Dopo le modifiche legislative intervenute, non sono più richiesti i requisiti della continuità e dell’esclusività assoluta dell’assistenza. Occorre però dimostrare che l’assistenza sia effettivamente prestata.
La presenza di altri familiari impedisce il trasferimento?
No, non automaticamente. La presenza di altri familiari non esclude di per sé il diritto del lavoratore a chiedere il trasferimento.
Cosa deve fare il dipendente che ha ricevuto un diniego?
È opportuno raccogliere la richiesta presentata, il diniego aziendale, il verbale 104, le comunicazioni interne e ogni documento utile sulla mobilità o sull’organico, così da valutare se il rigetto sia contestabile.
Vuoi far valutare un diniego di Poste Italiane?
Lo Studio può esaminare la richiesta di trasferimento, il provvedimento di rigetto e la documentazione Legge 104 per verificare se vi siano margini per contestare la decisione aziendale. Scrivi su WhatsApp indicando nome ed email: verranno richiesti i documenti necessari per una prima analisi.
Disclaimer
Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e non sostituiscono una consulenza legale personalizzata. La possibilità di contestare un diniego di trasferimento ex Legge 104 deve essere valutata caso per caso, sulla base della richiesta presentata, della motivazione aziendale, della documentazione sanitaria e familiare, nonché delle concrete esigenze organizzative indicate dal datore di lavoro.
